UFC, GSP: “Ho sempre odiato combattere, sono stato fortunato ad avere il talento”

UFC – Georges St-Pierre è nella ristretta cerchia di fighter che possono vantarsi di aver conquistato un titolo UFC in due divisioni diverse. Non solo, si può tranquillamente dire che con le sue performance nell’ottagono si sia guadagnato lo status di GOAT, vista l’unicità delle sue caratteristiche tecniche ed atletiche.

Oggi GSP sta sperimentando di nuovo un’ansia dal volto familiare, anche se stavolta non ha niente a che vedere con le MMA. Sta infatti per uscire la nuova serie Marvel “Falcon and the Winter Soldier”, a breve online su Disney+, che lo vede coinvolto in veste di attore nei panni di Georges Batroc. Dopo l’esordio nel film del 2014, St-Pierre ritorna a dare vita al villain esperto di savate, questa volta con un minutaggio ed un ruolo nella narrazione decisamente più importanti. Ecco le sue parole per il podcast di Complex Sports.

Mi si vedrà molto di più ed avrò un’importanza decisamente maggiore nella storia. Mi sono divertito un casino. Rispetto all’esordio nel film del 2014, stavolta è tutto diverso. Allora ero concentrato sulla mia carriera in UFC, adesso mi sono dedicato a questo impegno full-time ed ho dedicato davvero molto tempo alla recitazione.

Sulle analogie tra combattimento e recitazione

La somiglianza più ovvia è il terrore che ti accompagna camminando verso l’ottagono, mentre cerchi di apparire sicuro di te, carico e contento di essere lì. La realtà è esattamente il contrario: ti senti a disagio, molto nervoso e terrorizzato. Con la recitazione è lo stesso. Anche se ti sei preparato ed hai provato allo stremo quello che devi fare, quando arrivi sul set è tutto diverso. É come con gli avversari: non sono mai così bravi o così scarsi come te li immaginavi, ma diversi. Allo stesso modo sul set la reazione degli altri attori, il contesto, sono sempre imprevedibili. Quindi devi davvero cercare di essere come Bruce Lee – essere acqua – ed essere pronto ad adattarti.

“Perché ho sempre odiato combattere”

Ovviamente il nervosismo quando stai per combattere è molto peggio, perché sai che se sbagli ci saranno conseguenze. Se sbagli sul set puoi sempre fare un’altra ripresa, nell’ottagono no. Puoi subire dei danni fisici, magari un trauma cranico. Potenzialmente potresti morire. Quindi sai che non è un gioco. É uno sport, sì. Ma non di certo un gioco.

Può sembrare abbastanza incredibile sentire uno dei fighter UFC più forti e dominanti di sempre esprimere in maniera così onesta e diretta la propria emotività, ma in realtà GSP non è stato di certo il primo ad ammettere la propria vulnerabilità rispetto all’arte della violenza. Ovviamente, dietro al suo successo ci sono anche motivazioni più forti del disagio e della paura.

“Vincere ti ripaga di tutto”

So che ci sono persone che amano andare in gabbia e combattere. Per me non è mai stato così, lo odiavo. Sono stato fortunato, ho avuto il talento e mentori incredibili a guidarmi. Ma se prima di un match avessi potuto schioccare le dita e svegliarmi a giochi fatti, lo avrei fatto ogni volta. Combattere è insopportabile. Lo stress, la paura, non sapere se verrai umiliato o ti farai male. É davvero dura. Ma se vinci ne vale davvero la pena. Più grande il rischio, più grande la ricompensa, ed è per questo che lo facevo. Non mi piace combattere, mi piace vincere.

 

 

Published
1 anno ago
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Written by Luca Antonozzi
(Soprav)vive a Milano insegnando fisica nei licei. Adepto della pratica marziale e del frastuono più insopportabile.

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