UFC, la storia di Marvin Vettori: dalla provincia di Trento alla vetta del mondo

UFC – Mezzocorona, Trentino, Italia. Il 20 settembre del ‘93 nasce Marvin Vettori che, fin da bambino, ha un unico, vero, interesse: le arti marziali miste. Fedor Emelianenko è stato un padre spirituale per tutti quelli che negli anni 2000 si avvicinavano alla nicchia delle MMA qui in Italia. E lo è stato anche per Marvin, che a 13 anni si appassiona alla kickboxing, e a 16 inizia ad allenarsi per le arti marziali miste. Da lì in poi un lungo percorso, fatto di sacrifici, salite e discese, successi e tante, tante avversità.

Nel 2012, a 19 anni, fa il suo esordio da professionista, ma perde. Si trasferisce poi a Londra, per allenarsi alla London Shootfighters; dopo 5 vittorie debutta poi in Venator FC, vince altri 5 match di fila, l’ultimo in 73 secondi e ottiene il suo primo contratto con la UFC. Da lì un’altra lunga scalata, vittorie, sconfitte, squalifiche. Fino a sabato, quando si giocherà la sua chance al titolo.

Ma facciamo un passo indietro.

Marvin Vettori si racconta come un ragazzo competitivo fin da piccolo, con un unico obbiettivo: vincere. E quando vivi tutta la tua vita in una cittadina di cinquemila abitanti, tra i monti e le colline del Trentino, per competere e per vincere devi essere disposto a lasciarti tutto indietro. Mezzocorona è un borgo con una storia antica, una delle tantissime gemme del nostro paese, sparse qua e là, in ogni anfratto, nascoste dietro ad una cima, al di là di una collina, al centro di una pianura. Era terra di paludi, bonificate; è diventata, poi, terra di vino. Ed infine, terra di MMA.

A Vettori sono serviti quasi 10 anni da professionista per arrivare al momento più importante della sua vita. Per farlo, ha dovuto fare ciò che solo i grandi sanno fare: sconfiggere le proprie paure, lasciare indietro le zavorre e fare sacrifici dolorosi. Come ha detto a Brett Okamoto (trovate l’intervista tradotta e commentata qui), per diventare il migliore doveva andare nelle palestre migliori, con atleti più forti di lui, e, per farlo, doveva percorrere chilometri e chilometri, anche quattro, cinque ore di macchina al giorno. Massacrante. Eppure, probabilmente, la differenza tra chi riesce ad arrivare fino in fondo sta proprio in questo, nel resistere e nel lottare. Il resto lo fanno l’abilità e i soldi.

Quando la decisione è presa, quando si è ponderato anche l’imponderabile, non resta altro che buttarsi a capofitto. A 19 anni Marvin fa una scelta coraggiosa, fa le valigie e lascia tutto indietro. Direzione Londra. Di notte lavora come buttafuori, di giorno si allena per migliorare, per diventare invincibile. L’esperienza di Londra forgia probabilmente quello che era il ragazzo, ed oggi è l’uomo. L’epopea dell’emigrante, solo ma pieno di speranze, convinto dei propri mezzi, delle proprie abilità. Combatte, vince e convince, poi, nel 2014, la prima caduta. Perde ai punti contro Bill Beaumont, un incontro brutto, in cui più che fisicamente, appare mentalmente non pronto.

Se è vero che Londra gli ha dato tanto tecnicamente, è pure vero che si è presa tanto fisicamente, e soprattutto mentalmente. Lavorare di notte, allenarsi di giorno, a ritmi alti, da solo, in terra straniera. E quindi Marvin fa di nuovo la scelta giusta: torna a casa. E ricomincia da Venator FC, promotion italiana. Vince il titolo dei pesi Welter (sì, il giovane Marvin era un peso welter!), e, per il suo quinto ed ultimo match, passa ai pesi medi. Vince contro Igor Araújo e arriva la chiamata della UFC: ancora una volta, Marvin fa le valigie, direzione California.

L’esordio nella UFC avviene contro Alberto Uda, il 20 agosto del 2016, nei preliminari di UFC 202: Conor McGregor vs Nate Diaz 2. L’incontro finisce in fretta, verso la fine del primo round, con una ghigliottina. Il braccio alzato, il tricolore sulle spalle, la speranza di portare presto la UFC in Italia. La sensazione di poter essere il migliore. È un momento iconico se rivisto oggi: la vittoria di un giovane di belle speranze, che può davvero farcela, e che poi ce la farà. Ironia della sorte, nella notte più importante della sua carriera finora, ritroverà proprio Nate Diaz, che quella notte di 5 anni fa combatteva nel main event. Sembra che le stelle si stiano allineando.

The Italian Dream. In un intervista di qualche anno fa, nel 2017, con Daniele Manusia, quando questi gli chiede:” Non è troppo soft il soprannome The Italian Dream?”, lui risponde dicendo: “Rappresenta il sogno che devo realizzare. E non c’è niente di più forte di qualcuno che crede davvero in un sogno“. C’è un fil rouge nella carriera e nella vita di Marvin Vettori, ed è l’essere il migliore. È un bisogno spasmodico, è una necessità piuttosto che una volontà. Più che un semplice sogno, è un’ossessione di vita. Chiunque abbia mai sentito una sua intervista, se ne è accorto. Lo è nella vittoria, ma anche nella sconfitta. È convinto, è sicuro, vede solo il disegno più grande, non il sole, non le stelle, ma l’universo intero.

Quando perde il suo secondo match in UFC contro il veterano Antônio Carlos, lo sa anche lui che ha perso per suoi demeriti. Ha avuto troppa paura, era troppo teso, era ancora troppo acerbo. Contro Omari Akhmedov sperimenta la delusione, il limbo, un pareggio amaro, un altro stop. Contro Israel Adesanya nel 2018 vive l’ingiustizia vera, si sente derubato, sente che ciò che ha espresso è ben diverso da ciò che è stato colto. Nel 2018 risulta positivo all’ostarina, un anabolizzante, vietato dall’USADA (la commissione anti-doping) e viene squalificato per 6 mesi. Sei mesi di inferno, in cui gli vengono dette le cose più orribili, in patria e all’estero. Una situazione pesantissima, da cui Vettori esce del tutto pulito, nonostante le accuse. Eppure non si ferma.

https://www.youtube.com/watch?v=Z2hhysnRDZM

A luglio 2019 torna alla vittoria, poi di nuovo a ottobre. Poi il Covid. A Giugno 2019 vince contro Robertson, un match di nervi, piuttosto che di forza fisica. È qui che c’è la vera svolta mentale di Vettori: doveva combattere ad aprile a Londra, match rinviato per la pandemia, poi a maggio contro Robertson che però si ritira la mattina dell’incontro. Intanto Marvin aveva finito la preparazione, tagliato il peso, era pronto. E allora aspetta un altro mese, rifai la preparazione, taglia di nuovo il peso. E poi in un solo round, dimostra tutta la sua crescita, spazzando via con una rear naked choke tutte le ansie e le paure.

A dicembre doveva prendersela comoda, un match con Jacarè e poi magari contro un top 5. E invece Darren Till si infortuna, ed Hermansson è senza avversario, a sette giorni dal match. Vettori accetta e scrive la storia. Primo italiano in un main event UFC, primo italiano a vincere un main event, record di colpi significativi nei pesi medi, primo italiano in top 5. Due mesi dopo, doveva combattere con Darren Till, che si infortuna di nuovo. E allora, dieci giorni prima dell’incontro, cambia di nuovo l’avversario, tocca a Kevin Holland. Il quale si becca una ripassata su come non si difende un takedown. È il 10 aprile 2021. 14 giorni dopo, arriva la chiamata tanto attesa: chance per il titolo. Contro Israel Adesanya.

Sabato 10 giugno Marvin Vettori chiude un cerchio. Il cerchio che è iniziato quando era un ragazzino che guardava Fedor e Wanderlei e diceva “voglio essere come loro“, lo chiude con il rematch contro uno degli atleti più dominanti delle MMA moderne. Ma chiude anche il suo personale conto in sospeso contro Adesanyache è la sua ultima sconfitta (da lì cinque vittorie di fila), ed è anche la più discussa, la più controversa.

Dopo il match, conosciuto il responso favorevole o meno, si potranno dire tante cose. Ma guardando il percorso di Marvin, guardando la sua storia, siamo sicuri che da domenica si aprirà un nuovo cerchio, una nuova parte della sua vita. Indipendentemente dal risultato, Marvin Vettori ha già vinto, perché è arrivato nell’olimpo, non ha solo toccato gli dei, ma si è seduto affianco a loro. E non si torna più indietro da questo. Vincente o perdente, la sua storia è stata scritta. Il responso è soltanto negli occhi di chi la guarda.

 

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1 anno ago
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Written by Luigi Russo
Nato nel '96 e cresciuto a Napoli da madre cosentina e padre casertano, studio medicina, e nel tempo libero viaggio in giro per il mondo e mi incanto guardando le MMA.

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