UFC, Jeremy Stephens: “Drakkar Klose? Capitolo chiuso, la considero una vittoria”

UFC – Jeremy Stephens è uno degli atleti più focosi di uno sport già intenso di per sé. La differenza tra Stephens e molti altri è che l’intensità dello statunitense spesso non cala fuori dalla gabbia.

Per questo la sua spinta a Drakkar Klose prima di UFC on ESPN 22 non fu proprio sconvolgente: se ci si avvicina troppo a Stephens in quella situazione, uno spintone arriva eccome ed è probabilmente il risultato meno violento che si possa ottenere. Giusto?

No, non proprio. O almeno, dipende dallo spintone, che in questo caso causò problemi al collo e una commozione cerebrale al povero Klose, costretto a rinunciare al match.

Due mesi e mezzo dopo il colpo di frusta, Klose soffre ancora per gli effetti della spinta pur non sapendo esattamente cosa sia accaduto. Dopo due operazioni al collo, il peso leggero incontrerà uno specialista delle commozioni cerebrali, dato che i sintomi faticano a scomparire.

Stephens ha parlato dell’accaduto a MMAJunkie, anche in previsione del suo match del 17 luglio contro l’ex campione KSW Mateusz Gamrot, che vi consigliamo di non perdere – ricordiamo che Lil Heathen è salito nei pesi leggeri, il match con Klose sarebbe stato il suo debutto a 155 libbre.

“Per me è stata un’esperienza. Mi hanno pagato qualcosa solo per fare il peso. Io mi sono presentato, lui no. Non avrei mai pensato che da una spinta sarebbe venuto fuori tutto questo. Non pensavo che sarebbe andato a piangere dalla UFC facendo una scenata. Per quello che ho sentito, Dana e l’azienda mi hanno guardato le spalle.

Non ho colto l’opportunità di combattere ma sono un fighter e sono a posto con la coscienza per quello che ho fatto: in quei momenti subentra l’istinto primordiale. Aveva le mani dietro la schiena ed è venuto faccia a faccia con me, è stato il primo a non rispettare le regole. Avrei voluto batterlo il giorno dopo, causargli una commozione cerebrale e farlo finire negli highlights. Non si è presentato. La UFC mi ha chiamato, mi ha dato un altro match, la vita va avanti.

Non so cosa gli sia successo. Nel match precedente aveva subito un brutto KO. Se la UFC non era al suo fianco avrebbe dovuto fare diversamente. Fatti sentire, chiama i medici se stai male. Non credo di avergli causato la commozione. Ero troppo affamato. Se guardi le sue interviste vedi che cambiava palestra, aveva questo e quell’infortunio, un sacco di scuse. Io invece parlavo di mia madre. Ero affamato.

La mia presenza lo ha spinto. L’ho visto nei suoi occhi, in quell’istante. Da uomo a uomo, e da fighter, quando sei faccia a faccia con qualcuno lo sai, “sei mio”, non si è presentato per il mio istinto primordiale.

Non sono interessato a riprogrammare il match. Per come la vedo, è un incontro che ho vinto. Ho vinto, mi hanno pagato qualcosa. Sento di aver vinto perché io c’ero e lui no. Minacciava di fare di tutto ma stava piangendo. Non auguro niente di male a Jaffar e al suo team, la vita va avanti e sono in pace con me stesso. Dana dice che sono una bestia. Si vede anche dalle interviste. Io c’ero, famelico, e ho vinto.”

Non ce ne voglia Lil Heathen, ma per dovere di cronaca ricordiamo che ha raccolto 4 sconfitte ed un no contest nei suoi ultimi 5 incontri. Stephens continua ad essere uno dei fighter più eccitanti e spericolati del roster ma, come ha spiegato nell’intervista, è ora di tornare a vincere.

 

 

Published
1 anno ago
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UFC
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Written by Gabriele Biasotto
24 anni. Conscio dell'immenso beneficio che le arti marziali e gli sport da combattimento hanno avuto per me voglio fare la mia parte per diffondere queste discipline nel modo corretto.

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