UFC, la precarietà dei fighter e l’aiuto delle star di YouTube: il turno di Jake Paul

Jake Paul | UFC – È un caso singolo che fa eco a un fenomeno più vasto all’interno della promotion americana UFC. I fighter appena entrati vivono nella precarietà e hanno bisogno del sostegno di soggetti esterni, come in questo caso con l’intervento del famosissimo Youtuber Jake Paul, tra l’altro ultimamente impegnato nell’organizzare un match contro Tyron Woodley.

In questa fattispecie c’è il nome di Sarah Alpar, un peso mosca femminile UFC che dopo il successo alla Contender Series è stata costretta ad aprire un crowdfunding per riuscire a sostenere le spese del training camp durante il quale ovviamente non avrà modo di lavorare.

Il crowdfunding in questione si chiama GoFundMe, tra l’altro molto usato negli ultimi tempi, che aiuta a organizzare le donazioni per chi ne ha bisogno. Ciò è saltato all’occhio del manager di Jake Paul, il quale senza pensarci un attimo ha donato 5.000 dollari alla prospect americana.

Dopo un’intervista e il ringraziamento da parte della fighter UFC, il Triller Fight Club legato sempre a Jake Paul, ha deciso di far raggiungere l’obiettivo della campagna di donazioni, alzando la posta a 25.000 dollari.

Sarah Alpar dal canto suo, come tanti altri attuali fighter UFC tipo Valentina Shevchenko, Derrick Lewis, Tim Means, Holly Holm, proviene dalla promotion LFA. Anzi è campionessa uscente della sua categoria, ma nonostante ciò si trova in difficoltà nell’affrontare il percorso impegnativo, a tutti i livelli, verso i ranking della promotion più importante delle MMA quale UFC è.

Lei stessa si è sentita imbarazzata per essersi trovata obbligata a tirar su una campagna di donazioni, e di fronte all’esborso improvviso della star di YouTube Jake Paul, è rimasta sbigottita anche per il solo fatto di essere stata notata da una tale celebrità.

In tutto ciò, è ben conscia di dover accettare la cifra per poter realizzare i suoi sogni visto che il suo precedente lavoro come barista da Starbucks chiaramente non le ha permesso di risparmiare denaro sufficiente per sostenere i costosi camp che corrono parallelamente alla promotion americana.

Ma è motivata a dare il meglio che può, e a farsi modello per tutte le fighter come lei, che pur non avendo mezzi economici per andare avanti, devono poter in qualche modo inseguire i propri sogni. Cerca di motivarle a essere forti nella vita, iniziando a esserlo innanzitutto all’interno della gabbia.

Lo dice lei stessa nell’intervista:

“Sto provando a tirare fuori il meglio di me in questa situazione, dare tutto quello che posso. Non lo faccio solo per me, voglio dare un modello di comportamento anche per gli altri. Mi concentrerò totalmente sugli allenamenti e fare di tutto perché quello che voglio si realizzi”.

È ormai un fenomeno diffuso quello del crowfunding e di persone che si trovano costrette a chiedere letteralmente soldi, per portare avanti quello che vogliono. Lo si vede in situazioni di questo tipo, ma ancor di più in altre di emergenza come con il caso Dodson e simili.

Il mondo attuale, tra le ambizioni e le aspettative delle persone che lo abitano, necessita di maggiori risorse per far sì che si possa realizzare ciò che si vuole. In parte questo è molto criticato, ritenuto deprecabile, mentre secondo altri è legittimo il chiedere di essere aiutati per vincere le proprie battaglie, qualunque sia la loro natura.

Probabilmente per valutare meglio le cose ci si dovrebbe concentrare non sulla questione della dignità, dell’imbarazzo e del senso di colpa. In realtà tutta la faccenda è in bilico tra chi sembra approfittarsene e chi invece dell’aiuto ha seriamente bisogno.

E voi che ne pensate? Siete d’accordo con queste pratiche di crowfunding? Le ritenete importanti o miserabili come dicono alcuni?

Written by Angelo Cenni
Caporedattore di TWISTERMMA.IT, seguo le MMA praticamente fin dall'inizio perché mi piace veder il sangue che scorre. Però solo per questioni evolutive. Sì, anche perché amo la volontà di potenza.

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