Dana White: le critiche sulle paghe: “Noi abbiamo un vero business, la boxe no”

Dana White è forse la persona senza la quale non avremmo mai visto le MMA diventare uno sport riconosciuto e famoso in tutto il mondo. Prima del suo arrivo la UFC era in bancarotta, e le MMA erano considerate alla stregua delle lotte clandestine tra galli da combattimento. Oggi invece le MMA sono uno sport in rapidissima ascesa, e molti fighter sono famosi in tutto il mondo. Ma c’è un aspetto della UFC che molti fan e fighter criticano aspramente: le paghe.

La critica nasce principalmente con il confronto con gli altri sport. Un campione UFC guadagna di base molto meno rispetto quanto faccia una star del pugilato, nonostante il numero molto simile di pay-per-view e biglietti venduti. È stato calcolato infatti che solo una piccola percentuale dei guadagni derivati dagli eventi vengano usati per pagare i lottatori. Diversamente ad esempio, Eddie Hearn ha affermato che il campione dei pesi massimi di pugilato Anthony Joshua riceve circa l’85% dei proventi di un suo incontro (lasciando però solo briciole agli altri fighter che partecipano all’evento).

Sono in molti che fanno notare già da anni questa discrepanza. Alcuni campioni come Georges St-Pierre e Jon Jones hanno avuto molto da ridire al riguardo. Impossibile inoltre non nominare Jake Paul, che è impegnato già da un anno in una personale crociata contro Dana White e il modo in cui paga i suoi fighter.

La risposta di Dana White

È anche vero però che la UFC è molto diversa dal mondo della boxe. Dana White infatti, nell’intervista dopo il quinto episodio di Dana White’s Contender Series ha risposto a tono alle critiche:

“Qualsiasi fighter nel roster può dirvi quanto guadagna. L’ho detto un milione di volte. potrebbero venire e dirvi quanto guadagnano, chiedeteglielo, ‘quanto hai guadagnato questa notte? Possono dirvelo, non lo fanno, sapete perché non ve lo dicono? Non vogliono che lo sappiate”.

“L’ho detto un milione di volte, noi portiamo avanti un vero business. Non come la boxe. La boxe non è un vero business. Quello che fa questa gente è: ogni evento è una vendita di fallimento. Cercano di fare più soldi che possono sul momento, i due protagonisti dell’evento si prendono tutti i soldi, e… E quanti incontri all’anno organizzano? Uno? Tre? Cinque? io faccio tra i 52 e 55 eventi all’anno!”

“Un’altra delle cose che facciamo e il perché noi abbiamo un vero business è che noi reinvestiamo nello sport. Non solo il business della UFC ma noi reinvestiamo dello sport e abbiamo costruito un business globale negli ultimi 20 anni. Abbiamo infrastrutture, abbiamo assunto 450 impiegati. L’anno scorso erano 350. Sedi centrali UFC, performance institute. Ho trovato uno spazio in Messico, a Città del Messico, adesso… Costruiremo un [performance institute] lì. Lo faremo in Porto Rico, Africa e ovviamente ne abbiamo uno in Cina. ho uffici in Brasile, Londra, Shanghai e Singapore. Noi facciamo tutta la nostra produzione, che molti sport non fanno. Abbiamo costruito l’Apex, che ci ha permesso di organizzare incontri durante la pandemia e tenere tutti a lavoro. Paghiamo per i test USADA, che è un numero gigantesco ogni anno, per mantenere lo sport sicuro e onesto”.

Bisogna ammettere infatti che quello che sta creando in pochi anni Dana White, insieme alla UFC, è il frutto di grandissimi investimenti e un piano a lungo termine per rendere la UFC uno sport seguito e sempre presente in TV come il basket e il football. I Performance Institute infatti consentiranno la crescita dello sport anche in aree dove è difficile trovare dei bravi insegnanti di MMA. La UFC infatti non si limita a cercare i futuri campioni, ma ha iniziato a coltivarli da zero.

Ma è anche vero che moltissimi fighter riescono a malapena a pagare i campi di allenamento e le spese negli Stati Uniti, e che per rimanere a galla devono trovare delle alternative. L’ultimo esempio è Kay Hansen, una fighter con due incontri in UFC nel 2020 che ha deciso di aprire una pagina OnlyFans, sito notoriamente usato per vendere immagini e video di nudo. La verità quindi, come sempre, sta nel mezzo: Forse 25 milioni ad incontro come Deontay Wilder non spettano a nessuno in UFC (a parte Conor McGregor), ma qualcosa in più ai lottatori emergenti non farebbe male a nessuno.

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Published
11 mesi ago
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UFC
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Written by Giorgio Daino
Amante delle arti marziali, seguo le MMA da quando ero un bambino. Il mio obiettivo è di far conoscere agli italiani uno degli sport più esaltanti e adrenalinici del mondo. Ho una cintura marrone di Karate, qualche anno di Kickboxing alle spalle e dei maldestri tentativi di imparare il Jiu Jitsu.

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