UFC, il ritorno di Mariya Agapova: delusioni, droga e minacce (oppure no?)

Quando in UFC una categoria è dominata da un campione o da una campionessa inavvicinabile, e in quella categoria arriva una nuova promessa, l’opinione dei fan oscilla tra la consapevolezza della difficoltà della scalata e l’entusiasmo verso una divisione alla disperata ricerca di contender. Questo è anche il caso dei pesi mosca femminili, dove Valentina Shevchenko continua a fare piazza pulita. Ma la scorsa estate, quando Mariya Agapova si presentò in UFC finalizzando Hannah Cifers in meno di tre minuti, in molti videro un serio potenziale nella kazaka. Una fighter potente, aggressiva e fisicamente dominante a 56 kg anche grazie ai suoi 175 cm, arrivata in UFC con buone aspettative.

Solo due mesi dopo iniziò l’incubo. Agapova perse con Shana Dobson in quello che, statisticamente, è l’upset (risultato inaspettato) più grande della storia UFC. Agapova era data favorita da bookmakers a +1400, Dobson svaforita a -800. Facciamo un esempio per farvi capire meglio. Un poveraccio (ma nemmeno tanto povero, vista la cifra scommessa) puntò 25 000 $ su Agapova, la cui vittoria gli avrebbe fatto guadagnare solo 1 775 $. Se avesse puntato la stessa cifra su Dobson avrebbe portato a casa circa 200 000 $. Come ci si riprende da una sconfitta così inaspettata, arrivata per giunta prima del limite?

Per molto tempo Agapova non sembrò riuscirci. Come se non bastasse, perdendo contro Dobson si ruppe il crociato anteriore. Ma a tenere banco fu soprattutto la tumultuosa uscita dall’American Top Team. Secondo la compagna di team Maryna Moroz, Agapova seminò il terrore all’ATT:

“[Agapova] diceva “Non ho soldi per mangiare, non ho niente, aiutatemi”, si era drogata e aveva distrutto l’auto. In generale, una persona molto interessante. L’hanno cacciata da due palestre e all’American Top Team aveva minacciato delle persone, era tutto ripreso dalle telecamere. Era drogata, minacciava i ragazzi e l’hanno cacciata. Minacciava di accoltellare le persone, addirittura la moglie incinta di un fighter. La polizia fu chiamata quattro volte per colpa sua. Rompeva le porte, era drogata.

Molti cercarono di aiutarla a uscire da quel buco in cui continuava a sprofondare. Veniva ad allenarsi dopo essersi drogata nei locali, aveva le pupille sempre dilatate. Quando il coach mi faceva allenare con lei, rispondevo che non potevo. Era pazza, si comportava male, tirava le gomitate e diceva “Oh, scusa, non ho capito”. Sì, fu cacciata perché si comportava male, una persona inadeguata.”

Il 5 luglio di quest’anno, il manager Alex Davis rilasciò una dichiarazione spontanea a MMAFighting in cui difese la reputazione della sua assistita, imputando alcune difficoltà allo shock culturale, dato che Agapova veniva da una situazione di “estrema povertà”:

“Mariya ha passato dei momenti difficili. Era tutta sola negli Stati Uniti, ma ora è stata in terapia, sta molto meglio e si sta allenando. Non aveva niente a che fare con le droghe. Assolutamente niente.

Stiamo parlando della sua vita privata. Dopo essere arrivata negli States da Kazakistan ha passato momenti difficili, ha avuto delle crisi, ma è stata in terapia ed ora sta meglio, la droga non ha nulla a che fare con tutto questo. Soffriva di attacchi d’ansia”.

Oggi Agapova sembra aver trovato casa alla MMA Masters di Miami, la palestra che ha accolto anche Colby Covington, altro fighter uscito tra mille polemiche dall’American Top Team. Si tratta di una palestra in crescita, che vanta tra i suoi atleti anche Niko Price e Miguel Baeza. Nel frattempo, la divisione sembra generare un minimo di interessa al di là di The Bullet, con l’arrivo di Jessica Andrade e la promettente Manon Fiorot. La francese combatterà il 17 ottobre contro Mayra Bueno Silva. Agapova, invece, tornerà in azione questo sabato contro Sabina Mazo.

 

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2 settimane ago
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Written by Gabriele Biasotto
24 anni. Conscio dell'immenso beneficio che le arti marziali e gli sport da combattimento hanno avuto per me voglio fare la mia parte per diffondere queste discipline nel modo corretto.

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