UFC, Dan Hooker combatte sempre per ribaltare il pronostico

UFC – L’epoca del covid ci ha abituato alle cose più strane, eppure continua a sorprenderci di volta in volta. Meno di un mese fa Dan Hooker era bloccato in Nuova Zelanda, senza visto per volare negli Stati Uniti, senza biglietto dell’aereo e senza possibilità eventuale di ritorno. In Nuova Zelanda, infatti, per entrare nel paese devi sottoporti a 14 giorni di quarantena, in delle case messe a disposizione dal governo. Per prenotarsi è un po’ una lotteria: ogni mese si aprono le prenotazioni, ci sono un quarto dei posti rispetto ai richiedenti e devi sperare che tutto vada bene. Dan non si è perso d’animo, ha lanciato su Twitter un appello per avere il visto, ce l’ha fatta ed è arrivato negli states il giorno prima del match. Ha tagliato il peso, ha combattuto ed ha vinto. Era il 25 settembre scorso.

Dan Hooker appartiene a quella scuola di atleti neozelandesi della City Kickboxing, compagno di sparring del re dei pesi medi, Israel Adesanya. Prima di fare il suo esordio in UFC nel 2014, ha avuto una carriera molto “mista”. Ha combattuto sia nelle MMA, sia come kickboxer professionista seguendo un percorso simile proprio a quello di Izzy. Ha avuto esperienze anche nel grappling ottenendo risultati discreti. Tutto questo per darci la giusta prospettiva da cui guardarlo: è un fighter eclettico, che ama ogni parte delle MMA e che soprattuto non ha paura a sperimentare e a cimentarsi in nuovi ambiti. Basti pensare a quando accettò un match con soli tre giorni di preavviso contro un peso massimo, Mark Creedy, vincendo per TKO.

Nel 2014 firma il contratto con la UFC come un peso piuma ma le cose non gli vanno benissimo. Colleziona tre vittorie e tre sconfitte e la sua carriera stenta a decollare. Probabilmente contribuisce, oltre all’essere ancora acerbo, una struttura fisica non ottimale che lo costringeva ad un taglio del peso più drastico. Nel 2017 sale nei pesi leggeri, un peso più congeniale e la storia cambia. Quattro finalizzazioni consecutive, la sconfitta contro Edson Barboza e poi altre due vittorie consecutive (contro James Vick e Al Iaquinta) lo mettono, a giusta ragione, nel mix dei top contender.

Per guadagnarsi una posizione top deve passare per Paul Felder, oggi ufficialmente e definitivamente ritirato, ma con cui, il 23 febbraio 2020, da vita a una battaglia memorabile, l’ennesima della sua carriera, portando a casa una discussa split decision. Per chi non l’avesse visto: recuperatelo. Venticinque minuti di guerra, senza esclusione di colpi. È un match molto utile per comprendere lo stile di Dan Hooker. Prima di tutto l’accorta gestione della distanza, sfruttando le lunghissime leve. Non porta molti calci al busto quanto piuttosto lavora coi low kick e coi calf kick, che gli permettono di diminuire la mobilità di Felder e di iniziare o finire le combinazioni. Combinazioni multiple, tre, quattro, cinque colpi ed un gran volume.

Ha il colpo del KO, come spesso ha dimostrato, ma questo più che dal colpo singolo viene dal lavoro che fa di sfiancamento dell’avversario. Contro Felder poi sfrutta anche la sua abilità e capacità nel grappling portandolo a parete più volte e riuscendo a mettere a segno un takedown nel round 5. Takedown che probabilmente ha avuto un ruolo importante nel l’assegnazione del round e della vittoria.

Le caratteristiche di Hooker le si osservano ancora meglio nel successivo e più recente match con Dustin Poirier. Di fatto, dopo la vittoria con Felder, per Dan è un eliminatoria per lo status di prossimo contendente al titolo. Hooker porta tantissime combinazioni sia alla figura che alla testa di Dustin, mettendolo seriamente in difficoltà soprattuto nel secondo round, facendo del volume la sua arma principale per sfiancare Poirier e provare a concludere il match. Tuttavia dopo un successo iniziale, soccombe nei round finali e perde per decisione unanime. Il match sarà uno dei più belli, se non il più bello, dell’anno, in cui sarebbe stato giusto che avessero trionfato entrambi. È una sconfitta pesante, ma che guardando la strada fatta da Dustin che tra due mesi proverà a vincere il titolo, rende onore e giustizia al neozelandese.

La sconfitta più pesante della sua carriera, però, arriva il 24 gennaio 2021 a UFC 257, nel co-main event di McGregor – Poirier 2, quando in meno di un minuto Mike Chandler lo manda KO con un overhand destra. Dan, uscendo dall’ottagono, lascerà i guanti al centro, in segno di ritiro. “In quel momento ho pensato ho chiuso, odio questo sport schifoso”, dirà in una delle prime interviste subito dopo. Sempre col sorriso sulle labbra, sempre con una risata, sempre con una genuinità che appartiene ad un altro mondo e non a quello dei duri e puri della UFC.

Dan Hooker, direbbero gli americani, è un “fan favourite”, uno di quelli amati dai fan dello sport. Dopo la vittoria del mese scorso contro Nasrat Haqparast, uscì la notizia che Dos Anjos era out per infortunio dal match contro Islam Makhachev a UFC 267. E allora chi se non “The Hangman” per sostituirlo? L’impiccato, il suo soprannome, che racchiude tutta la sua ironia e l’impiccagione che avverrà sabato prossimo. Dan arriva a questo match senza essersi allenato, senza poter tornare a casa (e non potrà farlo per altri due mesi almeno), senza essersi potuto preparare a pieno, senza neanche un camp completo. Inizialmente aveva rifiutato, ma poi come ha detto “se avessi rifiutato me ne sarei pentito e non voglio pentimenti”. E chissà che però l’impiccato non sarà proprio Islam Makhachev, super favorito, che si approccia a questo match con una calma serafica.

Il daghestano, amico d’infanzia DEL daghestano, Khabib, ha per ora spazzato via ogni avversario presentatogli. Definito il nuovo Khabib, e spinto da quest’ultimo, vuole prendersi la scena con una grande performance per poter aspirare al titolo. Si presenta come il super favorito. Tuttavia a differenza dell’amico fraterno, non sembra così tanto imbattibile. Ha un grappling notevole ma non sembra avere la stessa dominanza e pressione di Khabib. Gli piace scambiare in piedi ed è stato ripreso più volte dal suo angolo nei match passati: “stai andando bene in piedi, sappiamo che ti piace ma ora devi portare il match a terra e chiuderlo.”

Ovviamente la chiave del match passa per la difesa dei takedown: se Dan non sarà in grado di mantenere il match in piedi avrà vita breve. Sottomissione o decisione che sia, Hooker dovrà assolutamente evitare di farsi portare troppe volte a terra. Sicuramente avverrà, e quello sarà il momento determinante. Dan ha molte armi per portare il match dalla sua parte. Prima di tutto l’allungo notevole, la capacità di gestire la distanza, una grande mobilità. Ha una varietà di colpi, soprattuto le ginocchiate che in più di un occasione sono state risolutive. E soprattuto ha un grappling di tutto rispetto, il migliore tra gli avversari di Makhachev.

Cosa aspettarsi quindi dal match di sabato? Islam rimane il favorito, ma molto probabilmente lo è molto meno di quel che sembra o si pensi. Dan si gioca le sue carte e da questo match passa il suo futuro. Battere Islam vorrebbe dire ributtarsi immediatamente nella nicchia dei migliori tre, quattro pesi leggeri al mondo e ritornare in pista per il titolo. Vedremo come andrà. Nel mentre non stiamo più nella pelle!

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9 mesi ago
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Written by Luigi Russo
Nato nel '96 e cresciuto a Napoli da madre cosentina e padre casertano, studio medicina, e nel tempo libero viaggio in giro per il mondo e mi incanto guardando le MMA.

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