UFC, Mounir Lazzez vince e ringrazia il boss Daniel Kinahan: “Un amico, gli devo tutto”

In una card UFC francamente non eccezionale, Mounir Lazzez ha fornito una delle prestazioni più positive. Il welter tunisino, che avrebbe dovuto affrontare Elizeu Zaleski Dos Santos, ha battuto il sostituto Ange Loosa in un match poco competitivo.

Peccato che a rubare la scena, più che il suo ottimo uso del sinistro al corpo, sia stata la sua intervista dopo il verdetto. The Sniper, infatti, ha ringraziato pubblicamente Daniel Kinahan dichiarando:

“Senza di lui, non sarei l’uomo che sono oggi”.

La UFC ha tagliato questo ringraziamento dall’intervista pubblicata sul canale Youtube ufficiale.

Ma chi è Daniel Kinahan? Ve ne avevamo già parlato in questa occasione. Il nome di Kinahan è spesso citato tra quelli dei più famigerati e importanti criminali del mondo. Attualmente ha una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa. Il Dipartimento di Stato americano ha piazzato la taglia proprio la settimana scorsa. Accusato di traffico di armi e droga, è una figura di spicco dell’omonimo clan, protagonista di una faida con il clan Hutch che ha portato alla morte di 18 persone. Tra i suoi associati spiccano il camorrista Raffaele Imperiale, il bosniaco Edin Gacanin e Ridouan Taghi, trafficante di droga ed ex “Most Wanted” nei Paesi Bassi, oggi in carcere. I loro incontri si svolgevano nientemeno che al Burj Al Arab.

La vicenda McGregor non è l’unico motivo per cui il nome di Kinahan non è nuovo agli appassionati di UFC e sport da combattimento. Nel 2012 diventò promoter fondando la MTK Global, che ha firmato atleti come Darren Till e Tyson Fury. Proprio il rapporto con Fury esemplifica l’importanza di Kinahan nel mondo della boxe d’élite. Entrambi hanno più volte citato e ringraziato Kinahan pubblicamente. Tra i rappresentati da MTK, che si smarcò da Kinahan dopo una sparatoria fatale ad un weigh in nel 2017, c’è anche Lazzez.

Alan Dawson di Insider, tra i giornalisti presenti alla conferenza stampa post evento, ha chiesto insistentemente a Lazzez del suo rapporto con Kinahan ma il tunisino, di casa a Dubai, ha detto di non sapere nulla della taglia e delle accuse, e di voler cambiare argomento.

Come Dawson ha fatto giustamente notare, se un atleta definisce “mentore” un personaggio come Kinahan, è giusto chiedergli di approfondire, senza concedere di tirare il sasso e nascondere la mano. Immaginate che il vostro migliore amico fosse un trafficante internazionale: sarebbe difficile  per voi esserne totalmente all’oscuro.

Opinione di chi scrive: la necessità di questo pezzo è nata non solo dalla notizia in sé, ma anche dalla reazione che le domande di Dawson hanno generato. Sui social, una buona parte dei commenti chiedevano a Dawson di parlare solo di MMA (Stick to Sports), talvolta toccando vette inesplorate di benaltrismo. Aprite i commenti e giudicate voi stessi.

 

Dawson ha fatto il suo mestiere e ci auguriamo che possa continuare a farlo agli eventi UFC, perché la logica “Stick to Sports” è pericolosa sia quando selettiva (Colby Covington sì, Colin Kaepernick no), sia quando pervasiva e intrisa di una coerenza comunque di facciata. Immaginando di applicarla ad altri scenari o ad altri sport gli esempi sono infiniti, ma facciamone due: nessun giornalista di MMA dovrebbe interessarsi dei problemi legali di Jon Jones – non hanno direttamente a che fare con la competizione – e nessun giornalista calcistico dovrebbe citare i lavoratori morti per costruire gli stadi in Qatar.

Mentre le MMA continuano a crescere, occorre interrogarsi sui rapporti con i loschi figuri che le utilizzano per ripulirsi l’immagine. Non è un fenomeno nuovo, né per gli sport da combattimento né per lo sport in generale. Pensiamo ai rapporti tra Ramzan Kadyrov e molti fighter provenienti dal Caucaso, raccontati da Karim Zidan e Kevin Draper sul New York Times la settimana scorsa.

Se ci importa di qualcosa o qualcuno, come a chi scrive, a chi legge e a Dawson importa delle MMA, siamo pronti a criticarlo per migliorarlo. Avere come mecenate un Kinahan o un Kadyrov non può e non deve essere normale. Se vogliamo che la UFC non se ne lavi le mani, occorre farsi sentire. Mentre loro ripuliscono la loro immagine, sporcano quella del nostro sport preferito: non è mai troppo presto per fare pulizia.

 

Published
4 mesi ago
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UFC
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Written by Gabriele Biasotto
24 anni. Conscio dell'immenso beneficio che le arti marziali e gli sport da combattimento hanno avuto per me voglio fare la mia parte per diffondere queste discipline nel modo corretto.

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