Jiri Prochàzka: un passato tra risse, feste e hooligans, poi cambiò vita radicalmente

Jiri Prochàzka combatterà questa notte per il titolo dei pesi massimi leggeri UFC, affrontando il campione in carica Glover Teixeira a UFC 275. Il fighter cecoslovacco è famoso per il suo striking folle e per la sua filosofia da samurai. Prochàzka infatti da anni cerca di vivere seguendo l’antica filosofia Bushido, applicandola sia nella vita sia negli allenamenti. Ma non è sempre stato così, Jiri era prima un animale da festa.

A raccontarlo è un suo caro amico e socio in affari Michal Sauer in un intervista con Marc Raimondi per ESPN. Prima di scoprire la filosofia da samurai Jiri amava bere e festeggiare, specialmente dopo le sue vittorie.

“Era un folle a quelle feste. Non solo ballava, ma tutti lo guardavano. Era un po’ come Conor McGregor, tutti sapevano che era nella stanza. Era scatenato. Amava l’attenzione, non solo alle feste, amava l’attenzione ovunque andasse. È un ragazzo molto divertente e piace a tutti”

E a queste feste, Jiri si divertiva in cose folli, come bere vodka dal tubo della benzina di un motore acceso. “Credo che gli avessero detto che era immortale, forse lo pensa ancora” ha detto Sauer ridendo.

Le risse e l’affilazione con gli hooligans

Ma il passato di Jiri è anche pieno di risse. La scoperta delle arti marziali avvenne solo a 17 anni, ma la passione per il combattimento era in lui innata. Cresciuto senza un padre, che morì quando lui aveva 6 anni, Jiri ebbe un’adolescenza piena di combattimenti in strada. Lui stesso ha raccontato, in un intervista per BBC, che combatteva quasi in una rissa a settimana, collezionandone almeno 100. La sua abilità nelle lotte da strada lo fece notare agli hooligans della squadra di calcio locale, la FC Zbrojovak. Insieme a loro, Jiri racconta di aver partecipato anche ad una mega rissa 30 contro 30.

Era un ragazzo incontenibile, un incubo per insegnanti e genitori. Tra una rissa e un’altra si rese conto che nella vita voleva combattere, per questo si unì agli hooligans. Con loro poteva combattere in modo leggermente più organizzato, a quei tempi non sapeva neanche cosa fossero le MMA. Oggi, guardando indietro, si pente di aver partecipato a quel mondo.

Jiri Prochàzka scopre le arti marziali e la via del Bushido

A 17 anni Jiri Prochàzka iniziò ad allenarsi nella muay thai, integrando con il karate e il judo. Finalmente non aveva più bisogno delle risse da strada. Si allontanò dagli hooligans, e iniziò a combattere nel modo corretto. Ma la sua vita era ancora caotica, tra alcol, feste e follie. Il suo coach Hovezak un giorno gli regalò il “I Cinque Anelli“, un opera scritta nel 1640 da Miyamoto Musashi. Lo scrittore di quel libro è considerato il più grande spadaccino giapponese della sua era, e quel testo cambiò completamente la vita di Prochàzka.

“È stato grazie a ‘I Cinque Anelli’, quello era lo spirito samurai e tutte le idee attorno alla cultura giapponese che ho fatto mie. Quella è stato il motivo principale per cui ho iniziato a pensare in quel modo, leggendo la filosofia di tutti quei libri sul combattimento”

Ha raccontato Jiri. “È stato da 0 a 100, un cambio a 180 gradi” ha poi aggiunto Sauer a ESPN. Da un momento all’altro ha iniziato a seguire la via del Bushido, un’antica filosofia guerriera giapponese. Essa è basata sul rispetto, la lealtà, l’onore, il coraggio, la compassione. Ha iniziato a canalizzare tutte le sue energie nella crescita personale, nel migliorare come fighter e come persona. Su questa filosofia basa anche molti dei suoi allenamenti, che abbiamo mostrato qui.

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6 mesi ago
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UFC
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Written by Giorgio Daino
Amante delle arti marziali, seguo le MMA da quando ero un bambino. Il mio obiettivo è di far conoscere agli italiani uno degli sport più esaltanti e adrenalinici del mondo. Ho una cintura marrone di Karate, qualche anno di Kickboxing alle spalle e dei maldestri tentativi di imparare il Jiu Jitsu.

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