Jiri Prochàzka racconta il match: “Non riuscivo a mandarlo KO, mi sono rotto la mano”

Jiri Prochàzka, il nuovo campione dei massimi leggeri UFC, tra un festeggiamento e un altro ha rilasciato un’intervista con Ariel Helwani nello show “The MMA Hour”. Il suo incontro con Glover Teixeira è considerato dai fan uno dei più eccitanti match titolati di sempre. Ma Jiri non è felicissimo della sua prestazione:

“Glover era duro, aspettavo sarebbe stato così. Ma ho dimenticato di tenere me stesso nell’attitudine in cui voglio essere. Questo è stato il mio sbaglio. Per questo la mia performance è stata quella… Ho iniziato a giocare con lui, ho iniziato a sorridere quando era in mount, e lui mi ha colpito con il ground-and-pound. E dopo che mi ha tagliato (sul sopracciglio) ho detto ‘Oh no! questo perché ho riso’.

Jiri Prochàzka sa bene che, fino a quell’inaspettato strangolamento a 28 secondi dalla fine, stava perdendo. 

“Mi sono reso conto che avevo bisogno di fare qualcosa in più per finalizzarlo, ma la mia mano sinistra era letteralmente rotta. Non riuscivo a finirlo in piedi, non c’era modo perché era così duro. E ogni volta che provavo ad accorciare la distanza lui cercava di usare il wrestling per portarmi a terra. Prima dell’ultimo round mi sono detto ‘Qualsiasi opportunità mi darà per finirlo la userò, non importa quale’. Alla fine è stato uno strangolamento da dietro”

Jiri è quindi riuscito a ribaltare la situazione una volta per tutte, diventando il primo fighter a sottomettere Glover Teixeira. Che uno striker come lui riuscisse a chiudere uno strangolamento su un professionista del jiu-jitsu era assolutamente scioccante, infatti sul momento non ci ha creduto neanche Jiri:

“Volevo essere sicuro, quindi ho tenuto lo strangolamento, lui ha battuto e io non ci ho creduto. Ho dovuto guardarlo, ho guardato e ho pensato ‘Okay è reale'”

Jiri Prochàzka ha anche spiegato cosa fosse quel “tap”,  fatto da lui un paio di volte, all’apparenza per congratularsi con Glover, ma che poteva essere scambiato per una resa. Ne abbiamo parlato in modo approfondito qui, ma Jiri ha tolto ogni dubbio:

“L’ho fatto perché provavo a spingerlo. Come per dire ‘dammi di più, dammi di più’. Ho cercato di farlo agire, e io aspettavo quell’azione per cercare di fare qualcosa per ribaltarmi. Ecco perché l’ho fatto, non per arrendermi, era una strategia. Ma è stato molto pericoloso, ora me ne rendo conto”

Prochàzka dovrà adesso scegliere, insieme alla UFC, il suo nuovo avversario. Ma nel frattempo ha portato la cintura in Repubblica Ceca, dove è stato accolto da una folla gigantesca:

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2 mesi ago
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UFC
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Written by Giorgio Daino
Amante delle arti marziali, seguo le MMA da quando ero un bambino. Il mio obiettivo è di far conoscere agli italiani uno degli sport più esaltanti e adrenalinici del mondo. Ho una cintura marrone di Karate, qualche anno di Kickboxing alle spalle e dei maldestri tentativi di imparare il Jiu Jitsu.

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