UFC, ecco perché Paul Felder si è ritirato: “Non farò la fine di Tony, Jacaré e Cerrone”

Il ritiro di Paul Felder non è stato esattamente uno choc. L’ormai ex peso leggero UFC è sempre stato molto aperto riguardo al suo rapporto di amore – odio con il combattimento. Per dedicarsi a questo mestiere serve una motivazione particolare e Felder ha spesso fatto capire di non essere sicuro di averla. Facciamo un passo indietro.

Dopo la sconfitta con Dan Hooker a inizio 2020 Felder confessò davanti al mondo le difficoltà che gli causava la vita da fighter professionista, in primis la lontananza dalla figlia. Si sa, quando un fighter inizia a parlare di ritiro è probabilmente un segnale che quella è la strada giusta. Si pensava che fosse anche il caso di Felder.

Poi a dicembre arrivò una possibilità che riaccese quella scintilla. Islam Makhachev si chiamò fuori dall’incontro con Rafael Dos Anjos e la UFC cercava un sostituto in fretta e furia. Felder disse di sì e, dopo un taglio del peso di una difficoltà inenarrabile, regalò ai fan un match competitivo nonostante mesi e mesi di assenza dalle palestre.
Dopo l’incontro, Felder fece capire al mondo quanto fosse fiero di ciò che aveva appena fatto, aggiungendo di aver ritrovato quella passione che aveva smarrito.

Ma a 37 anni, con uno stile di combattimento che non favorisce la salute a lungo termine, vanno fatte valutazioni difficili e la passione non basta. Se viene a mancare anche quella, è meglio dire basta. Ecco come The Irish Dragon è arrivato a prendere questa decisione, come ha spiegato dopo l’evento di sabato.

“Ho aspettato, volevo essere sicuro. Dopo il match con Hooker ero molto emotivo e lontano da casa. Poi ho ritrovato quella passione quando ho combattuto con RDA. Poi sono tornato a casa e stavo aiutando Sean Brady con i suoi camp, facendo colpitori, alzando i pesi e tutto il resto, poi piano piano sono tornato a fare quello che mi piaceva, ad allenarmi per i triathlon per conto mio, gestendo il mio tempo, portando mia figlia a scuola e passando tempo con lei dopo la scuola. Semplicemente allenandomi in garage.

Non credo che arriverò ad avere la cintura, dopo quelle due sconfitte di fila. Vedere gente come Jacaré che si fa rompere un braccio, o come Cerrone che fa cinque match in più di quelli che dovrebbe fare, mi fa pensare “io non diventerò così”. L’ho detto fin da subito, non sarò uno di quelli che combattono bel oltre la “data di scadenza”. Forse è un po’ troppo presto, ma è meglio ritirarsi un filo troppo presto che un filo troppo tardi.”

Dopo aver elencato i grandi talenti dei pesi leggeri UFC, spiegando che avrebbe difficoltà contro ciascuno di essi, Felder ha proseguito con il discorso sui fighter che combattono troppo a lungo prendendo come esempio un atleta che, da questo punto di vista, mette molti fan d’accordo.

“Tony Ferguson ne ha persi tre di fila, la cosa non mi attira. Non lo voglio. Non voglio fare una settimana di ospedale con la faccia spaccata, con un polmone perforato e così tanti lividi e cicatrici da non poterle contare.

Quella scintilla che mi serviva per combattere, visto anche il modo in cui combatto io, non c’è più. L’unico motivo per cui ho aspettato così a lungo era per dare a tutti una possibilità di convincermi. La UFC è stata molto buona e paziente con me, Sean Shelby mi ha chiamato più volte. Neanche Oliveira ha riacceso quel fuoco. Credo ancora che potrei battere lui come chiunque altro nella giornata giusta, ma non credo che riuscirei ad ottenere e a vincere i match necessari per arrivare al top. Mi tengo stretto quel KO su Oliveira. Nessuno me lo toglierà.

Inoltre non voglio più prendere colpi in testa, anche se per il momento non ho problemi particolari voglio essere in grado di fare sport, fare attività con mia figlia e giocare con il mio cane.”

 

Ricorderemo così il Felder atleta, un guerriero che non è mai stato in un match noioso e con un record che forse non lo rappresenta fino in fondo (2 -3 dal 2018 ad oggi con una vittoria dubbia contro Edson Barboza). I risultati raccolti nell’ultima parte di carriera rappresentano la qualità della divisione più che quella di The Irish Dragonche, piccola curiosità, è irlandese solo nelle origini, a cui non è particolarmente legato. Ecco perché all’inizio non amava questo nickname. Continueremo a vederlo e ad ascoltarlo a bordo gabbia, dove ha sempre preso il suo lavoro con grande professionalità.

Written by Gabriele Biasotto
24 anni. Conscio dell'immenso beneficio che le arti marziali e gli sport da combattimento hanno avuto per me voglio fare la mia parte per diffondere queste discipline nel modo corretto.

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