Tony Ferguson: viaggio nella geniale follia di un atleta che ha raccolto troppo poco

UFC – È così che ci ricorderemo sempre di Tony Ferguson.
Coperto di sangue avversario e con lo sguardo che invita ad avanzare.

Se potessimo dare un nome al termine “non convenzionale”, sarebbe il suo.
Lui è un’atleta che fa del flow, una delle armi primarie per eludere gli avversari, usando movimenti che lo portano a colpire da angoli inusuali.
Questo fa sì che il suo striking diventi, non solo poco ortodosso, ma anche molto imprevedibileIl suo Jiu jitsu brasiliano è di alto livello e gli permette di essere insidioso sia spalle a terra che in top position. In più, pur essendo un destrorso, El cucuy è uno switch hitter che lavora in pivot e questo gli consente di mettere o gestire la pressione.
Ma la cosa che lo contraddistingue è la fantasia.
È quella che gli permette, con capriole, salti, e improbabili sottomissioni di uscire da situazioni che per altri sarebbero letali.

Entra in UFC nel 2011 all’età di 27 anni e si sbarazza dei suoi due primi avversari, fino ad avere una battuta di arresto nel terzo incontro.
Ma dopo la sconfitta con Michael Johnson, inizia a inanellare vittorie su vittorie che ne denotano il suo essere molto eclettico, visto che le divide sia per sottomissione che per ko/tko. A 9 vittorie consecutive, con grandissime prestazioni, l’hype su di lui è al massimo ed è ai vertici della categoria.
È dominante e sta ripulendo la divisione.

Il vero salto di qualità però, lo vediamo nel match con Rafael dos Anjos.
Rafael è un southpaw che si prende più rischi degli altri, non essendo il solito mancino che si rifugia nei suoi angoli comfort, aspettando che l’avversario tagli la distanza. E con questo Ferguson va a nozze.

Tony parte cauto, come sempre, perché è consapevole più di tutti del fatto che gli occorrerà un po’ di tempo per carburare.
I primi due round passano abbastanza in fretta, ma è nel terzo che Ferguson inizia a trovare il ritmo. 
Dos Anjos è in difficoltà, subisce i colpi ma non capisce gli angoli. Con il flow Ferguson si rende ancora più incomprensibile. Combattere contro di lui significa avere di fronte a se un avversario così elusivo da sembrare liquido, seppur con movenze morbide.
Ed è così che dalla terza ripresa in poi impone il suo ritmo fatto di low kick, per sottrarre mobilità all’avversario e i colpi di rimessa.
Dos Anjos non riesce più a gestire la distanza e i colpi, trovandosi travolto da un avversario che sembra incontenibile.

È così che Tony Ferguson costruisce le sue distruzioni, ma nonostante queste vittorie, la chance titolata tarda ad arrivare.

Tony ne è consapevole e sa che può fare solo una cosa. Continuare a vincere.
Batte Kevin Lee, per sottomissione da spalle a terra, dove vince il titolo ad interim UFC e poi Pettis, in uno degli incontri più splendidi dell’ultima decade nei pesi leggeri UFC. Anche Cerrone cade per stop medico, sotto una pioggia di colpi.
Ma si sa, il tempo è nemico dei fighter. Sappiamo bene che il testosterone inizia a calare in modo molto significativo dopo i 35 anni.

Ed è così, che dopo l’ennesimo match saltato con Khabib, questa volta per l’unificazione del titolo UFC, Tony Ferguson il 9 maggio 2020 affronta Justin Gaethje.
El cucuy, queste volta ha 36 anni e si trova davanti The Highlight Gaethje con tre vittorie consecutive e in piena ascesa.
Tony inizia a far sentire il suo ritmo e Justin tende a uscire lateralmente, ma nel secondo round cambia strategia.
Gaethje punta i piedi e inizia a lavorare con l’hand trap, facendo seguire il diretto destro.
Funziona.
I colpi iniziano a entrare con facilità, Justin sta prendendo spazio e toglie mobilità a Tony con i low kick. Ferguson sta prendendo tanti colpi, troppi, ed è una punizione che non merita.
Ma rimane lì, non è abituato a mollare e il mento lo assiste.
Nel quinto round però i colpi sono troppi, gli occhi quasi chiusi e le gambe iniziano a venir meno.
Non è il caso di continuare, Herb Dean ferma l’incontro con El cucuy che fatica a stare in piedi.

Nell’incontro dopo trova Charles Oliveira, che viene da sette vittorie di fila.
“Do bronx” è lanciatissimo e vicino al titolo, sta migliorando il suo striking ed è sempre meno l’atleta che si affidava solo al jiu jitsu brasiliano.
Il primo round inizia, Oliveira non è intimorito dal gioco in piedi del “Cucuy”, lo incalza, scambia, chiude lo spazio, e l’incontro finisce a terra. Charles qui è nella sua acqua e negli ultimi dieci secondi, chiude un armbar a Ferguson.
Il braccio è talmente piegato al contrario che tutti avrebbero mollato. 
Tutti, tranne Tony Ferguson.
Lui non ci riesce, lui preferisce farselo spezzare prima di arrendersi.
Tony è fatto così, il suo prime fisico si sta affievolendo, ma il suo spirito guerriero no. Quello mai.
El cucuy è pronto a morire lì dentro. 

Ma Oliveira è straripante, nei successivi due round fa quello che vuole a terra, passa la full guard, si mette in monta, mette i colpi. È dominante a tal punto da far fermare il cronometro a più di 11 minuti di controllo a terra.
Una vittoria schiacciante.

https://youtu.be/kB4jgaYYBlI

Tony Ferguson oggi ha 37 anni e, forse, le luci della ribalta si stanno allontanando.

Forse El cucuy è un vecchio leone che avanza nella savana, sprezzante delle ferite avversarie e che non vuole cedere il passo alla nuova generazione, che ormai non riesce più a contenere. Questo fine settimana si troverà dinanzi Beneil Dariush, una sfida tutt’altro che semplice.

O Tony Ferguson rinasce adesso, come l’araba fenice, o la sua stella si spegnerà per sempre.

Mi ricordo una frase di Trevor Wittman a Justin Gaethje tra il secondo e il terzo round nel loro incontro: “Attento ora comincerà a fare le cose strane”.
Comunque vada, per noi Tony Ferguson sarà sempre un’atleta fenomenale. Prevedibilmente sorprendente.

Sarà sempre quello “Che fa le cose strane”.

Published
1 anno ago
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UFC
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Written by Gianmarco Frassi
Da praticante di pugilato e muay thai, mi avvicino alle MMA nel 2006, e ne sono subito stregato, tanto da provare anche il BJJ. Uno sport che è affascinante per la sua totalità. Così completo da essere quanto di più vicino a uno scontro in natura. Perché la lotta è insita nell’uomo, tanto da trovare le fondamenta, nelle profondità della storia.

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