Marvin Vettori, dalle risse alla scelta di lasciare tutto: “Volevo essere il migliore”

Marvin Vettori è pronto alla sua rivincita su Israel Adesanya a UFC 263, il 12 giugno. Proverà ad essere il primo campione italiano UFC, conquistando il titolo mondiale dei pesi medi.

In un’intervista con Brett Okamoto, noto giornalista di ESPN, Marvin ha parlato di come ha scoperto questo sport, per poi innamorarsene e sacrificare tutto per seguire il suo sogno:

“Ero sempre un po’… ho sempre amato gli sport da contatto, ero sempre super competitivo, in tutto, motivo per cui era sempre difficile per me avere amici da piccolo. Facevo di tutto una competizione, non potevo prendere niente con leggerezza, in un certo senso. Poi crescendo finivo sempre nelle risse, e allora ho pensato: ‘Voglio vedere se c’è uno sport dove posso fare queste cose’, e allora ho iniziato a guardare YouTube. Wanderlei era il più pazzo ‘motherfu**er’ del mondo ai tempi. Più di tutti gli altri, il primo fighter che ho visto è stato Fedor. Dopo di che sono stato trasportato da quello che facevano, pensavo: ‘Questi ragazzi sono super – umani’, e volevo farlo anch’io.

Tra le risse e i video di Wanderlei Silva e Fedor Emiliamenko su YouTube, Marvin Vettori ha trovato la sua passione. Iniziò ad allenarsi in Italia, per poi mollare tutto e trasferirsi prima a Londra e poi negli Stati Uniti, per cercare di diventare il migliore.

“Ho iniziato ad allenarmi, amo lo sport e non mi sono mai fermato, ne sono diventato ossessionato, e pensavo: ‘Voglio essere il migliore’, è qualcosa che hai dentro o no. Qualsiasi cosa faccia voglio essere il migliore. Se posso mi sforzo per essere il migliore, ma in questo lo sarò. Così ho continuato e ho rinunciato a tutto per seguire questo mio sogno“.

Okamoto ha allora chiesto se il fatto che Marvin abbia abbandonato casa e si sia trasferito in terra straniera lo renda più pericoloso:

“Sicuramente, sicuramente. Penso che l’avrei avuto in indipendentemente da dove fossi nel mondo, questo bisogno di migliorare, non perdere tempo, diventare il migliore al mondo. Ma il fatto che ho lasciato [la mia casa], ho sempre detto: ‘Dal primo giorno ho sempre lavorato per avere quel lavoro’. Il lavoro era quasi una ricompensa. Sono dovuto andare in posti, ho dovuto guidare per ore e ore, ho dovuto fare ogni sacrificio solo per avere questo lavoro. A volte arrivavo esausto per le 3, 4 ore di guida per tornare a casa, all’inizio in Italia. 3 o 4 ore per andare ad allenarmi e poi altre 3 o 4 ore per tornare a casa. Solo per potermi allenare con ragazzi di livello superiore al mio. Quando poi mi sono trasferito a Londra avevo 19 anni”.

 

“Sono sempre stato in questi posti per una sola ragione, e per come sono fatto non posso dimenticarlo. Mi sveglio la mattina e sento che non sono nel posto in cui vorrei essere, ma sono lì per ciò che voglio fare. Non c’è uno stimolo migliore di questo… Se sono qui c’è una buona ragione”.

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1 anno ago
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UFC
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Written by Giorgio Daino
Amante delle arti marziali, seguo le MMA da quando ero un bambino. Il mio obiettivo è di far conoscere agli italiani uno degli sport più esaltanti e adrenalinici del mondo. Ho una cintura marrone di Karate, qualche anno di Kickboxing alle spalle e dei maldestri tentativi di imparare il Jiu Jitsu.

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