UFC, Cory Sandhagen: “Sono deluso, ma non piango”. TJ: “La cintura è mia”

Un’altra Fight Night UFC, un’altra serata in cui i giudici sono stati protagonisti, purtroppo. Tante le decisioni contestate, soprattutto in main card, ma nessuna più di quella del main event.

TJ Dillashaw è tornato ed ha portato a casa il risultato, questi sono i fatti. Ma le dichiarazioni di Cory Sandhagen riflettono la delusione per un verdetto in controtendenza rispetto a quello della maggior parte dei fighter UFC e dei media interpellati. The Sandman ha intenzione di vedere il lato positivo e di mettersi al lavoro imparando dalla sconfitta:

“Non voglio piangere come un bambino che si lamenta. Lo accetto e migliorerò, ecco cosa farò. Diventerò comunque campione UFC l’anno prossimo, spero.

So di avergli fatto male più di quanto lui abbia fatto a me. Stavo mettendo colpi molto più puliti, lo stavo facendo a pezzi. Avrei dovuto fare di più, probabilmente è colpa mia. Mi sono detto che stavo vincendo il quinto round perché lo pensavo veramente. Non so, cosa potevo fare? Credevo di aver fatto degli ottimi aggiustamenti durante il match. Cosa posso fare se non imparare da tutto questo? Sarò comunque il campione, farò comunque tutto ciò che ho detto che avrei fatto. Devo solo imparare e migliorare, evidentemente.”

Sandhagen aveva accettato il match con Dillashaw nonostante in molti fossero convinti che il fighter del Colorado avrebbe già avuto diritto ad una title shot prima dell’incontro, ma Cory ha accettato comunque vedendo la sfida come un’opportunità per migliorare. Ad ogni modo non si dispera, ecco perché:

“Io e Sean Shelby abbiamo parlato. Gli ho fatto giurare col mignolino che sono ancora ad una vittoria dalla chance titolata.”

Se la gode Dillashaw, che dopo il match ha ribadito la sua volontà di avere una title shot ad ogni occasione disponibile.

“Rivoglio la mia cintura, è solo mia! Sterling e Yan non mi hanno impressionato, credo che Yan vincerà il rematch, ecco chi mi vedo ad affrontare. Sono soddisfatto della prestazione, ma posso fare molto meglio. Il camp di maggio è andato liscio, poi mi sono tagliato [per il match con Sandhagen, che è stato rimandato a sabato scorso, ndr].

Ma nel secondo camp non riuscivo a restare sano, mi sono fatto male al nervo del piede e fino a due giorni fa ho dovuto allenarmi con le scarpe. Poi mi sono rotto il crociato mediale del ginocchio destro e mi sono fatto male alla spalla, Un camp davvero duro. Non volevo parlarne per non tirare fuori delle scuse. Volevo solo combattere, era passato davvero tanto tempo. Mi sembrava normale, forse ero un po’ più nervoso del solito ma ho provato a nasconderlo e a trarne vantaggio. Volevo mettere in mostra il mio cardio. Non voglio vendicarmi di nessuno, faccio quello che faccio per me stesso e per la mia famiglia.”

Published
1 anno ago
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UFC
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Written by Gabriele Biasotto
24 anni. Conscio dell'immenso beneficio che le arti marziali e gli sport da combattimento hanno avuto per me voglio fare la mia parte per diffondere queste discipline nel modo corretto.

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