In UFC dopo i diamanti di sangue e la carestia? La storia di Themba Gorimbo

Nonostante sembrino già infinite, le vie per la UFC e per le MMA d’élite sono sempre più variegate e sono un perfetto esempio di come la realtà superi spesso la fantasia.

La storia che vi vogliamo raccontare oggi, inizialmente riportata da eNCA.com nel 2015, e recentemente ripresa da MMAJunkie, è quella di Themba Gorimbo. The Answer viene dallo Zimbabwe. La definizione di quarto mondo non è mai diventata popolare, ma se esiste un quarto mondo lo Zimbabwe ne fa parte. Dopo un’indipendenza raggiunta con un travaglio tumultuoso anche per gli standard della decolonizzazione, il paese restò sotto il brutale dominio di Robert Mugabe dal 1980 al 2017. Tra continue violazioni dei diritti umani ed un’inflazione che trova pochi paragoni nella storia, Mugabe riuscì a mantenere buoni rapporti con diverse potenze straniere, anche grazie alle risorse naturali del paese. Tra le risorse più importanti ci sono sempre stati i diamanti, e lo Zimbabwe è un perfetto esempio del perché il termine Blood Diamond sia diventato di dominio pubblico.

In un contesto del genere il lavoro minorile costituisce la regola, più che l’eccezione. Così anche il piccolo Themba, rimasto orfano di madre a nove anni e di padre a tredici, si trova costretto a lavorare in una miniera illegale di diamanti, prendendosi il rischio di trafficare illegalmente quelli che trova:

“Guadagnavo bene, ma per poco non mi uccisero. Il mio corpo è coperto da cicatrici perché una volta la polizia mi fermò e i cani mi morsero. C’erano cinque pastori tedeschi che mi mordevano, svenni e per poco non morii”.

Gorimbo resiste fino a diciassette anni, quando durante l’ennesima carestia decide di cercare fortuna in Sudafrica. Una decisione non facile per nessuno, nonostante le condizioni in Zimbabwe. Tra poliziotti, trafficanti e coyote, Themba sa di giocarsi tutto.

“Dovevo prendere una decisione, volevo restare lì o andare in Sudafrica? Non avevo un passaporto e passai dal fiume. Feci un sacrificio, era molto pericoloso, morirono in molti. Fu molto difficile per un ragazzo giovane come me, ma mi fece capire il tipo di persona che ero.

Il giorno in cui arrivai in Sudafrica mi deportarono di nuovo in Zimbabwe. Non avevo un passaporto, mi chiusero in una cella. Quando mi fecero salire sull’autobus per il confine, questo diede il via alla mia mentalità del “Mai mollare”. Ci deportarono alle quattro o cinque di mattina, alle 7 ero già tornato in Sudafrica.

La seconda volta fu molto più difficile, per poco non mi uccisero. Ovviamente nella miniera avevo visto un sacco di cose orribili, era come in Blood Diamond. Ho visto delle persone morire mentre scappavano dalla polizia. Ma quella fu la prima volta in cui mi puntarono un coltello. Quando attraversi il confine non devi scappare solo dalla polizia, ma anche dai criminali che inseguono gli immigrati perché sanno che si portano dietro dei soldi. I criminali ci intrappolarono, ricordo di aver visto questo coltello enorme e di essere svenuto. Era come un film. Sono caduto e i criminali inseguirono gli altri che erano con me, e che stavano scappando.

Quando mi svegliai, vidi una recinzione. Ma decisi che dovevo andarmene. Corsi verso la polizia per essere arrestato e non ucciso, ma uno di quelli con cui ero disse “No, andiamo, forza”, così entrai in Sudafrica”.

Per qualche giorno, Gorimbo vive sulle strade di Johannesburg, guadagnandosi il pane facendo volantinaggio, finché non riesce a mettere da parte qualcosa per mettersi in contatto con dei cugini a Città del Capo. A sud le cose si fanno più facili, ma non esattamente facili. Nel 2008, il cugino fu ucciso a coltellate in un attacco razzista:

“Non avevo né capacità, né qualifiche. Iniziai a lavorare come giardiniere, poi imbianchino e poi guardia di sicurezza. Lavoravo 17 ore al giorno. Poi scoprii che il combattimento era anche uno sport. Vengo da una famiglia dove si combatte. I miei cugini, mio padre, combattevano tutti, è nella nostra natura. Combattei la prima volta dopo tre mesi di allenamento e vinsi per KO in 7 secondi”.

Questo è solo l’inizio di un’ascesa impronosticabile. Gorimbo ottiene subito un contratto in EFC, rispettabile promotion africana da cui proviene anche Dricus Du Plessis. Accumula un record complessivo di 8 – 2, diventando il campione dei pesi welter e difendendo la cintura.

Quando arriva la chiamata di Sean Shelby e della UFC, il finale sembra già scritto. Gorimbo avrebbe combattuto alla Contender Series di aprile 2021, avrebbe impressionato Dana White e firmato con la UFC. Ma i maledetti problemi con i visti per entrare negli USA, che tanti match hanno fatto saltare negli ultimi due anni, non risparmiano The Answer.

No Contender Series, no problem. Per l’ennesima volta, Gorimbo prende i problemi di petto, senza credere né aspettarsi che la vita gli regali qualcosa. Ottiene un visto e un biglietto per Dubai, senza riuscire a fare da riserva per UFC 267. Guarda caso, il 29 ottobre Dana White filmerà uno dei suoi Lookin’ For a Fight a UAE Warriors 24. Ovviamente Gorimbo si è assicurato un match contro l’imbattuto Ramazan Kurmagomedov. Il russo vanta già una vittoria alla Contender Series e si era guadagnato un match, poi saltato, contro Alex Oliveira.

La storia dell’Africa in UFC potrebbe presto arricchirsi di un nuovo capitolo, ancora più incredibile dei precedenti.

Written by Gabriele Biasotto
24 anni. Conscio dell'immenso beneficio che le arti marziali e gli sport da combattimento hanno avuto per me voglio fare la mia parte per diffondere queste discipline nel modo corretto.

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